Immagina una spiaggia lunga lunga. Centinaia di metri, forse due chilometri in tutto. All'orizzonte alberi piccoli piccoli, sul lato sinistro. Sul lato destro, il confine mare-cielo.
I passi che rimangono dietro di te come a farti sentire un esperto camminatore. Ogni orma del piede ha l'impronta dell'alluce allungata, (vi siete mai chiesti perché? é semplice, l'alluce é soltanto l'ultimo punto del piede che tocca la sabbia, e mentre fa una rotazione, il segno del dito risulta allungato)
e comunque uno non fa tanto caso alla forma dell'orma perché ne ha lasciate tante dietro di sé. Non fa caso nemmeno a quanti cespugli secchi incontra ogni tanto, a quanti sassolini di vetro verde scorge sul bagnasciuga né ai filamenti di alga che rimangono impigliati alla cima della barchetta bianca azzurra ed arancione. L'unica cosa a cui l'esperto camminatore dall'alluce lunghissimo pensa, é:
<<Questa spiaggia é lunghissima. Riusciro' ad arrivare fino alla fine? Ho lasciato gli infradito sotto l'ombrellone. Forse qualcuno mi chiamerá al cellulare.>>
Comunque l'esperto camminatore ditostorpio non si scoraggia e cammina. Gliel'ha detto il dottore che camminare fa bene, lo dicono tutti: sará vero. Sul bagnasciuga poi, la colonna vertebrale ne trae beneficio, fa bene alla pianta del piede, e le dita si allungano anche.
É nel momento della purificazione completata dei polmoni, scatta il timer del deumidificatore delle vie respiratorie, i capelli sono perfettamente insalinati ed assumono quel pallore e quella consistenza dura perfetta, ed il camminatore si sente felice ed un po' triglia, che svolazzando pacificamente e beatamente, un gabbiano, come solo un gabbiano beato e pacifico è capace di fare, si libera del pasto consumato un'ora prima, proprio sul lunghissimo dito del piede sinistro dell'intrepido camminatore. Ed un po' anche sulla sua chioma plastica.
Questo, cari miei, é uno dei pochi, rari momenti della vita in cui vuoi e puoi urlare "MERDA!" contemporaneamente.
Ma abituiamoci all'idea che, di norma, quando avremmo gran voglia di urlare MERDA, saremmo imbrigliati in una situazione in cui pure sgattaiolando coda fra le gambe ed in punta di piedi, riusciremmo a dare nell'occhio ed a fare danni come il famoso elefante nella cristalleria.
Ed altre in cui, potendo dire e fare qualunque cosa, probabilmente in luoghi cosí disabitati da non esistere del tutto, o d'essere frutto di sogni, l'unica cosa di cui ci verrebbe voglia sarebbe controllare le notifiche di facebook.
<<Gabriella mi chiede come mai così poche donne partecipino alla palestra satirica. L'ho notato anch'io: ogni giorno, in media, su cento battute solo tre sono di ragazze. Verificare questo dato sociologico ("le donne sono minoritarie nella satira?") è uno degli intenti della palestra. Il mio sospetto è che si sconti anche qui, come nel resto della società, un retaggio culturale. Va notato come, nel mondo, le comiche siano un numero ridottissimo rispetto ai comici. Stereotipi sociologici cui corrispondono stereotipi culturali: nella comicità, a fronte di quattro ruoli maschili principali, i ruoli femminili sono fondamentalmente due: la bella Colombina e la vecchia megera. L'eccezione (la donna autonoma che sa il fatto suo) è già in Aristofane (Le donne al parlamento), ma si tratta appunto di un'eccezione: venne recuperata per brevissimo tempo negli anni '30/'40 con le cosiddette "screwball comedies" (Bringing up baby, His girl friday). In questo genere particolare di film comico, la donna domina la relazione. I gusti del pubblico di massa (sempre condizionati, peraltro) sembrano però non accogliere con favore questo genere di commedie, neppure ai giorni nostri, dove la "screwball comedy" viene edulcorata sotto forma di sit-com come "Maude" (1970) e "Roseanne" (1990).
Quanto alla satira, la lettura del fenomeno può confermare un altro aspetto: le donne tendono a essere complete, gli uomini mooolto parziali. Gli uomini hanno hobbies: ricavano soddisfazione dal concentrarsi su una cosa alla volta, escludendo tutto il resto del mondo. Le donne gestiscono vite, sanno stabilire priorità, si dedicano a cose più urgenti: non sono soddisfatte se tutto il loro mondo non è armonico. La satira non è un genere armonico. Divide, schernisce, ferisce.>>